Chiesa Madre min arrow up

chiesa madreLa Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria della Natività, rappresenta per Noci il centro catalizzatore di tutte le vicende storiche, religiose e civili. Le sue origini non sono ancora chiare. Essa ha costituito la prima entità storica di Noci: i suoi devoti costruttori la denominarono Sancta Maria de Nucibus, dedicandola alla Vergine Maria e ricavando il titolo dai numerosissimi alberi di noci che la circondavano. Intorno alla chiesa si formò il primo nucleo abitato che nel giro di qualche secolo venne identificato come Casale di Santa Maria delle Noci.

Nel 1180 l'arcivescovo Rainaldo di Bari, in nome di papa Alessandro III, riconosce la chiesa di Sancta Maria de Nucibus sotto la giurisdizione di Cafisio, vescovo di Conversano; nel 1240, per ordine dell'imperatore Federico II, gli uomini di Noci sono obbligati a contribuire alle spese per la riparazione del castello di Ruvo.

L'antica storiografia locale e la tradizione facevano risalire la costruzione della chiesa al 1316, opera del Principe di Taranto Filippo I d'Angiò in onore della Madonna. Una leggenda narra che il principe venuto a caccia nei boschi di Noci fu sorpreso da un violento temporale che metteva a repentaglio la sua stessa vita. Rifugiatosi sotto un albero di noci fece voto che se fosse scampato al pericolo avrebbe eretto una chiesa in onore della Madonna. Certo è che gli Angioini influenzarono non poco lo sviluppo urbano di Noci. Già nel 1470 la chiesa venne ampliata ad opera del conte di Conversano Giuliantonio Acquaviva.

Nel tempo si sono susseguiti altri rifacimenti ed ampliamenti, specialmente nei secoli XVIII e XIX, che hanno modificato la primitiva struttura gotica della chiesa. Il prospetto subì gli ultimi interventi nel 1826 quando fu apposto il grosso timpano di stile classico.

Il campanile, alto circa 35 metri, fu costruito, al posto del preesistente, tra il 1758 e il 1761 ad opera di muratori nocesi su disegno dell'architetto Magarelli di Monopoli. L'interno della chiesa, a tre navate con l'altare e il coro ben rialzati, è arricchito da numerose opere d'arte in tela e in pietra. Si fanno notare, in particolar modo, il polittico lapideo policromo, molto probabilmente della scuola di Nuzzo Barba da Galatina (fine sec. XV), posto nel transetto alle spalle dell'altare maggiore, e la Madonna in trono col Bambino nella Cappella della Vergine di Loreto, opera attribuita allo scultore Stefano da Putignano (sec. XVI). Interessante il ciclo pittorico degli affreschi della cappella della SS. Trinità - in fondo alla navata destra della Chiesa - risalente alla fase tardogotica della Matrice.

A cura della Biblioteca Comunale - Mons.Amatulli -

 

Santuario della Madonna della Croce min arrow up

Il Santuario si trova a circa 1 km dal centro abitato sulla strada provinciale per Castellaneta. Giusta la storiografia locale, fu fatto edificare nel 1483 dai coniugi Pasquale Giannotta e Cecca De Nigris e da Angiolo Gusmano in onore della Madonna della Croce, il cui affresco fu rinvenuto, secondo la tradizione popolare, nella grotta esistente in un boschetto poco distante dalla Chiesa.
Durante i secoli il Santuario ha subito vari ampliamenti per la cresciuta devozione dei fedeli, per l'aumentata popolazione, per i numerosi pellegrinaggi di devoti delle città limitrofe e dell'intera regione. Nel 1601 venne a visitarlo il Duca di Noci Giulio Acquaviva dei Conti di Conversano, il quale, per ringraziare la Vergine della salute riacquistata, offrì un paliotto ricamato in oro con la scritta A duce Nucum redivivo - MDCI.

Tra le varie modifiche ed ampliamenti si ricordano quelli commissionati dal canonico Giambattista Albanese nel 1785 e quelli eseguiti a devozione del marchese Francesco Saverio De Luca Resta nel 1887. Sull'altare maggiore vi è l'affresco raffigurante la Madonna con il Bambino che sostiene nella mano sinistra un globo sormontato da una croce; un'altra croce, più grande, è posta in primo piano sulla figura della Madonna. La Madonna della Croce è, con san Rocco, compatrona di Noci e come tale viene festeggiata solennemente il giorno tre di maggio: durante tutto il mese mariano, inoltre, si susseguono le visite al Santuario e nella Chiesa Madre dove viene esposta una tela con l'effigie della Madonna. Lo storico conversanese Paolo Antonio Tarsia, vissuto nel secolo XVII, annoverò il Santuario della Madonna della Croce fra i sette più celebri della Peucezia.

Rito terapeutico dell'ernia infantile - Al culto della Madonna della Croce fino a pochi anni fa era legato un singolare rito propiziatorio per la cura dell'ernia infantile. La mattina del 3 maggio nel boschetto adiacente al Santuario si tagliava con cura e maestria in senso longitudinale un giovane ramo di quercia in modo da ricavarne un'apertura sufficientemente utile per fa passare un bambino ma, nello stesso tempo, preoccupandosi di non danneggiare irrimediabilmente il ramo e di non staccarlo dall'albero. Nello spacco del ramo, divaricato, veniva quindi fatto passare per tre volte il bimbo affetto da ernia inguinale. Dopo aver fatto combaciare i margini dello spacco, il ramo veniva accuratamente legato con spago e raffia. La sorte del bimbo era legata a quella del ramo: se quest'ultimo l'anno successivo era ancora vegeto, la guarigione del bambino era assicurata.

A cura della Biblioteca Comunale - Mons.Amatulli -


Madonna della Scala min arrow up

abbazia madonna della scalaIl monastero benedettino della Madonna della Scala è ubicato a circa 5 km dal centro abitato in posizione panoramica su un'altura. Fu fondato nel 1930 sul luogo di un precedente monastero benedettino, di cui si conserva una chiesa romanica del XII secolo incorporata in quella nuova edificata nel 1952.

Sito ufficiale dell'Abbazia della Madonna della Scala

 

Convento dei Domenicani min arrow up

Il convento di S. Domenico sorse a Noci nel XVI secolo (1567) a sud dell'abitato. Costruito presso la chiesetta della Madonna delle Grazie, risalente al 1515 (ampliata e riattata per l'occasione, con la costruzione di tre altari e tre nuove cappelle intercomunicanti, di cui una dedicata alla Madonna del Rosario), il convento era dotato di un chiostro quadrangolare con celle per dodici frati e altri locali destinati agli studenti.
Nella prima metà del XVIII secolo, però, il vecchio convento cominciò a risentire dell'usura del tempo; i muri erano lesionati, le fondamenta non solide, inoltre, la distanza dal centro abitato rendeva difficile e poco efficace il servizio religioso, si avvertì così l'esigenza di costruire un nuovo convento. Dopo numerosi contrasti, intercorsi tra i Domenicani e il Capitolo, e dopo ben dieci anni di lavori, nel 1740 i domenicani si trasferirono dal convento di S. Domenico vecchio a quello di S. Domenico nuovo. Non si fece in tempo a costruire invece la nuova chiesa, il cui progetto era stato affidato al romano fra Antonio Cantalupi, in quanto la soppressione degli ordini religiosi, voluta dalle cosiddette leggi eversive, nel 1809 ne bloccò i lavori. Il convento divenne così proprietà del demanio comunale che lo utilizzò, nel corso degli anni, per svariate necessità (scuole, uffici, carceri, …). Dalla fine dell'800, grazie alla generosità della signora Angela Maria Sgobba (che donò con atto testamentario l'intero suo patrimonio al Comune di Noci perché ne realizzasse un ospedale), un'ala del convento fu adibita a ospedale e ricovero di mendicità per indigenti, istituzione tutt'oggi attiva come casa di riposo per anziani.

Tra i domenicani nocesi si ricordano Domenico Tintis, Domenico Goffredo e Arcangelo Gentile, predicatori generali, Tommaso Cassano, Giuseppe Pappadà, Nicola Marascelli, Domenico Tartarelli e Ignazio Barberiis. Su tutti spiccano lo storico e letterato fra Tommaso Angiulli e Domenico Mele, anch'egli gran letterato e oratore.

La nuova chiesa di San Domenico sorgerà, invece, nella seconda metà del '900; ha pianta a croce latina e reca sull'abside un affresco raffigurante la Madonna del Rosario incorniciata dai 15 misteri, opera del pittore romano Giuseppe Ciotti. Gli altari laterali sono dedicati ai SS. Medici Cosma e Damiano e al Sacro Cuore di Gesù.

Recenti lavori di restauro hanno consentito il recupero di un'ala del convento e dell'antico chiostro, che ospitano il Museo diffuso e l'archivio storico.

A cura della Biblioteca Comunale - Mons.Amatulli -


Convento dei Cappuccini min arrow up

Il Convento e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli dei frati Cappuccini sorsero a Noci nel 1588, sotto il provincialato del venerabile frate Cherubino Blasi delle Noci, e con licenza del vescovo di Conversano Francesco Maria Sforza, con le offerte della popolazione e con l'utilizzo del materiale proveniente per lo più dal distrutto casale di Casaboli.
La comunità religiosa, formata all'epoca da 10 membri, sopravviveva grazie a una pietanza di settanta ducati annui, assicurata dall'Università, e alla carità e all'amorevolezza degli abitanti. Nella seconda metà del '700 vennero eseguiti lavori di ampliamento con la costruzione di nuove celle e il prolungamento del braccio di ponente.

Numerosi i frati che diedero lustro alla comunità, tra questi fra Leonardo Lucia, valente pittore, e fra Francesco Giacomini detto il vecchio, che, da priore, fece aprire una sede di esercizi spirituali per i sacerdoti ordinandi e fece erigere un altare dedicato alla Vergine Santissima della Consolazione rappresentata in una grande tela, attribuita al pittore napoletano Luca Giordano e conservata attualmente nei locali parrocchiali. E ancora fra Bernardo Pace, fra Francesco Casola e il servo di Dio Modesto Notarnicola, alias Nigro, morti in odore di santità assieme al già citato Padre Cherubino, eletto più volte vicario provinciale dell'Ordine e Commissario generale della provincia di Parigi, nonché fondatore dei conventi di Tricase, di Ceglie Messapica, di Salve, di Gallipoli e di Acquaviva, dove si spense nel 1585.

Nel 1866, in applicazione del regio decreto del 7 luglio, il Convento venne soppresso, il fabbricato del convento con la chiesa, l'annesso giardino e gli arredi sacri furono concessi e consegnati al Comune di Noci.

La Chiesa, attualmente dedicata al SS. Nome di Gesù, nonostante i numerosi rifacimenti (significativi quelli realizzati su progetto dell'architetto Pasquale Carbonara negli anni Cinquanta del XX secolo), ha conservato la struttura comune alle chiese cappuccine: possiede una navata centrale con una laterale destra molto bassa e comunicante con la principale attraverso un ordine di tre archi. Nel catino dell'abside è collocato un mosaico, realizzato su disegno del pittore Enrico Gaudenti, raffigurante il Bambino Gesù con due angeli ai lati. In fondo alla piccola navata laterale è collocata la singolare cappella "grotta" dedicata alla Madonna di Lourdes, ricavata dai locali della vecchia sacrestia e costruita nel 1946 con pietra locale e autentiche stalattiti provenienti dalle grotte di Gemmabella e impreziosita dai graffiti murali del pittore Ciotti. Ai due lati della navata centrale sono collocate le tavole in bronzo della Via Crucis, opera dello scultore romano Bertolino.

I locali dell'ex convento ospitano, dal 2007, la Biblioteca comunale intitolata a mons. Anastasio Amatulli, già parroco della chiesa del SS. Nome di Gesù.

A cura della Biblioteca Comunale - Mons.Amatulli -


Convento di Santa Chiara  min arrow up

Il convento delle clarisse sorse a Noci per volontà di Sorresso Giannotto che, a morte sua, nel 1605, lasciò tutti i suoi beni alla Confraternita del Sacramento, con l'obbligo di devolvere la somma di mille ducati affinché si erigesse in Noci un convento femminile. I fratelli del Sacramento, volendo rispettare la volontà del munifico benefattore, come primo passo, nel 1612, chiesero ed ottennero dal vescovo di Conversano Pietro Capulli la chiesa di S. Nicolò (risalente al 1480). Acquistarono successivamente un certo numero di case confinanti con la suddetta chiesa e, riadattando e trasformando gli immobili, ne ricavarono i primi locali del convento.
Il 12 aprile del 1629, Urbano VIII autorizza l'apertura del Monastero di San Nicolò di Bari sotto l'Ordine di Santa Chiara. Il 12 maggio dello stesso anno entrano in monastero le prime venti novizie, accolte dal vescovo Vincenzo Martinelli, dalla prima badessa Aurelia Giuliani e dalla vicaria Agnese Palanga provenienti entrambe dal vicino monastero di Conversano.

Il monastero, bene accolto dalla popolazione, prosperava rigoglioso e si arricchiva di immobili e terreni acquistati grazie al deposito delle doti (che le giovani postulanti erano tenute a versare prima della professione monastica), che produceva una rendita annua di ben 517 ducati. Nel 1669, nel cortile antistante l'antica cappella, venne costruito il vestibolo, sul quale si sovrappose il coro (trattasi dell'attuale ingresso e della facciata esterna).

Nel 1690, un fulmine spaccò il campanile. Otto anni dopo, vennero acquistate altre case e sulle stesse si fabbricò il braccio del monastero che si estendeva fino alla chiesa di Costantinopoli e nei pressi di Porta Putignano. Nel 1728 la chiesa venne dotata di un organo e di un nuovo coretto. Tra la fine del Settecento e i primi anni dell'Ottocento, anche in previsione della consacrazione (1807), le clarisse abbellirono la chiesa con marmi, stucchi, dorature, arredi preziosi, un nuovo belvedere. Si provvide a riparare il campanile e la volta del grande dormitorio. L'altare maggiore con la custodia del Santissimo venne realizzato in marmo policromo dal napoletano Andrea Scala, così pure due porte finte laterali, l'architrave, il presbiterio con la balaustra, due altari laterali, il pavimento ed una lapide sepolcrale. Dello stesso periodo il nuovo organo a sette registri.

Col tempo le vocazioni religiose cominciarono a scarseggiare, così pure i generosi benefattori, pertanto, dopo circa tre secoli, cessava di esistere una realtà che aveva dato lustro e prestigio al paese.

Agli inizi del '900 i locali del convento versavano ormai in condizioni di pericolosa fatiscenza; l'Amministrazione comunale, nella speranza di salvare il salvabile, affidò all'architetto milanese Luigi Santarella l'incarico di stilare un progetto per la sistemazione dei vani del convento che si affacciavano su via Porta Putignano, ma il progetto, elaborato e ardito, non venne mai realizzato. Una successiva perizia tecnica, effettuata dall'ingegnere Tommaso De Caro, evidenziò la presenza di numerose lesioni e la definitiva impraticabilità dell'immobile, tanto che, con delibera del 7 aprile 1923 fu decisa la demolizione del convento.

Sul finire degli anni Venti, su parte dell'area occupata dal convento venne edificato il nuovo palazzo di Città, mentre sull'altra area risultante dalla demolizione venne realizzato un giardinetto pubblico.

La Chiesa di Santa Chiara, dichiarata inagibile per i danni subiti dal terremoto del 1980, è stata sottoposta negli anni Novanta ad un accurato intervento di restauro che ne ha consentito la riapertura al culto.

A cura della Biblioteca Comunale - Mons.Amatulli -


Barsento min arrow up

chiesa barsentoLa chiesetta di S. Maria di Barsento sorge, in posizione amena e dominante, sul culmine di una collinetta affacciata sul Canale di Pirro e quotata 441 m. sul livello del mare, a circa 6 km dall'abitato. L'esame della struttura della chiesa e la lettura critica dei recenti studi stabiliscono che l'edificio vada collocato in età medievale e specificatamente intorno all'XI-XII secolo. Documenti attestano, infatti, che tra il 1090 e il 1151 è sotto la giurisdizione dell'Abbazia benedettina di Banzi (PZ). Nel 1180, in una bolla di papa Alessandro III, è compresa tra quelle dipendenti dal Stefano, vescovo di Monopoli.

La chiesa ha una facciata a tre cuspidi sormontata da un campaniletto a vela. I tetti delle navate sono spioventi e ricoperti di chiancarelle (piccole pietre piatte) secondo la tecnica costruttiva dei trulli. La porta di ingresso è preceduta da un protiretto a pianta quadrangolare. Le tre absidi a forma semisferica sono anch'esse esternamente ricoperte da chiancarelle. L'interno è diviso a tre navate da tozzi pilastri; le volte sono a botte. La navata centrale è divisa in due campate da un'arcata trasversale. Le pareti sono spoglie e disadorne imbiancate a calce: soltanto nel catino dell'abside centrale si notano tracce di affreschi. Nelle absidi laterali sono collocati semplici altarini. L'altare maggiore, nella navata centrale, reca una effige della Madonna Assunta con Santi in una cornice di chiara fattura barocca che non risulta in sintonia con la semplicità del resto della chiesa.

A cura della Biblioteca Comunale - Mons.Amatulli -